Generale e uomo politico francese. Considerato un eroe nazionale dopo la
vittoria ottenuta a Verdun nel corso della prima guerra mondiale, divenne in
seguito il simbolo del Governo collaborazionista di Vichy. Ammesso a Saint-Cyr,
la principale accademia militare francese, vi condusse una brillante carriera di
ufficiale di fanteria. Nel 1888 entrò alla scuola superiore di guerra,
operandovi come insegnante tra il 1901 e il 1910; nel 1911 venne promosso
colonnello, nel 1914 generale di brigata e, nello stesso anno, essendosi
distinto nella battaglia della Marna, generale di divisione. In seguito al
fallimento delle prime operazioni belliche francesi, gli venne assegnato il
comando del XXXIII corpo d'armata; quindi, nel giugno 1915, il comando della
seconda armata con la quale, nel settembre di quello stesso anno, prese parte
all'offensiva della Champagne. Nel febbraio 1916, quando Verdun venne minacciata
da un attacco tedesco, riuscì a opporre una valida resistenza attraverso
il riordino del fronte e del sistema di trasporti e ad avere ragione degli
avversari. Nel 1917 venne nominato capo di Stato Maggiore in sostituzione del
generale Nivelle il quale, con una serie di inopportune iniziative, aveva
provocato un profondo malcontento tra i soldati.
P. riuscì a
ristabilire l'ordine solo con una serie di drastici provvedimenti e con
l'imposizione di ferrei regolamenti disciplinari, attuando una riorganizzazione
delle truppe e partecipando attivamente alla vittoriosa offensiva condotta dal
generale Foch, comandante in capo delle forze alleate, nel 1918. Nominato
maresciallo di Francia, nel 1925 fu inviato in Marocco col compito di reprimere
la rivolta di 'Abd el-Krim nel Rif. Fino al 1931 ricoprì le cariche di
vicepresidente del Supremo Consiglio della guerra e di ispettore generale
dell'esercito ed ebbe, come collaboratore all'ispettorato, Charles De Gaulle.
Ministro della Guerra nel 1934, fu poi inviato in Spagna come ambasciatore
(1939). Nel maggio 1940, a seguito dell'attacco tedesco alla Francia,
P.
venne cooptato nel Governo Reynaud in qualità di vicepresidente del
Consiglio, ottenendo in seguito l'incarico di formare il nuovo Governo. A fronte
della disfatta dell'esercito e dell'occupazione nazista di due terzi del Paese,
P. ritenne di poter porre riparo al disastro giungendo a un accordo con
la Germania. L'armistizio, siglato il 22 giugno 1940, portò alla
creazione di uno Stato indipendente nel Sud della Francia, con capitale Vichy.
Il 10 luglio del 1940
P. divenne capo dello Stato per investitura
dell'Assemblea nazionale, imponendo un regime autoritario sostenuto da una
organizzazione poliziesca con ampi poteri, sul modello degli Stati totalitari e
fascisti e il cui motto fu "Lavoro, Famiglia e Patria". Puntando a un accordo
più favorevole con la Germania, incontrò Hitler a Montoire
nell'ottobre del 1940, ma non accettò di entrare in guerra al fianco dei
Tedeschi nel tentativo di avviare una più moderata politica estera. Nei
tre anni seguenti
P. proseguì una politica estera ambigua,
destreggiandosi tra un atteggiamento conciliante nei confronti degli occupanti e
un lavorio sotterraneo teso ad appoggiare la coalizione antitedesca. Lo sbarco
alleato nella Francia settentrionale (giugno 1944), l'insurrezione partigiana e
la successiva liberazione di Parigi ad opera di De Gaulle (agosto 1944)
causarono il declino della politica di
P. Vistosi rifiutare da De Gaulle
l'offerta di una transizione di poteri, fu costretto a trasferirsi insieme al
suo Governo prima a Belfort, quindi a Sigmaringen, in Germania (settembre 1944).
Riparato in Svizzera, si costituì al confine con la frontiera francese
(aprile 1945) per essere immediatamente processato insieme agli altri membri del
Governo di Vichy, con l'accusa di collaborazionismo e alto tradimento. Venne
condannato a morte, ma la pena fu in seguito commutata nel carcere a vita, che
scontò in una fortezza dell'isola di Yeu, al largo della costa atlantica
(Cauchy-à-lāTour, Pas de Calais 1856 - Port-Joinville, isola di Yeu
1951).